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sabato 13 settembre 2014

CEREBRO Files #1 è ONLINE !


Come promesso ecco il primo episodio di CEREBRO Files!



Sicuramente avrete già potuto notare che abbiamo accolto una New Entry nello staff, si tratta di Ivan Zuccarino, grande amico e soprattutto esperto di Games online e non.

In questa nuova serie ci prenderemo la libertà di trattare più argomenti contemporaneamente, al contrario della serie Cinefumetti e Games, che continueranno comunque.

In ordine sparso:

J.A.R.V.I.S. per Android

Prime impressioni su DESTINY

Smartphone vs PSVita

Metal Gear Solid Portable Ops rivive sulla portatile Sony

Plague Inc.

Emulatori PSX e SNES per Android

In attesa del Tokyo Game Show

and more...

martedì 9 settembre 2014

Free to Play, un modello sostenibile?


Un saluto a tutti e comincio subito mettendo le mani avanti, per evitare (se possibile) di essere sommerso di critiche, puntualizzazioni, minacce e teste di cavallo mozzate nel letto; citerò solo alcuni titoli ed alcune piattaforme di gioco, semplicemente ciò che ho toccato con mano, per evitare di sparare più cavolate del necessario.
Il fenomeno “Free to Play” esiste già da diverso tempo, ma negli ultimi anni ha cominciato ad avere una risonanza di
una certa portata, favorita sopratutto da quei titoli che si appoggiano alle piattaforme mobili, tanto diffuse al giorno d'oggi (come Tablet e Smartphone) e con una sempre più marcata componente “Social” (si, quella che va ad intafanare tutte le nostre bacheche dei Social Network).
Come tutti sappiamo questo tipo di prodotto è nato su PC, e, spesso, con scopi puramente pubblicitari; inutile negare che, spesso, ci si trovava di fronte a pessimi titoli che si limitavano, perlopiù, a scimmiottare in malo modo i giochi più in voga del momento, e la promessa del gioco gratis veniva barattata tramite una interminabile serie di registrazioni e sottoscrizioni varie, al solo scopo di ricoprirci di pubblicità.
Sarò sincero, ho sempre osteggiato questo genere di prodotti fino a non molto tempo fa: quello che trovavo insopportabile era il putridume che ci veniva servito in cambio di una pesante e prolungata tortura dei nostri organi genitali tra banner pubblicitari, client e software vario da scaricare.
Abbandonato, quindi, per parecchio tempo quello che avevo cominciato a vedere come uno “sport per barboni digitali”, mi sono ritrovato ad affacciarmi a questo mondo negli ultimi 2/3 anni, notando un cambiamento molto marcato: dove prima abbondavano promesse da marinaio per mascherare richieste (spropositate) di soldi e pubblicità a iosa, ora mi trovavo di fronte alle microtransazioni, messe abbastanza in chiaro già al momento del download del software.
Già, le microtransazioni: questo spauracchio che viene visto dalla maggior parte di noi videogiocatori come un tentativo di truffa, di estorsione, come un affronto alla nostra “morale videoludica”
Ma siamo proprio sicuri che sia effettivamente un furto e un estorsione o, forse, non ci accorgiamo che non è proprio così?
Tutti sappiamo che lo sviluppo di un videogame di una certa qualità richiede un investimento che raggiunge (e, a volte, supera) quello delle produzioni cinematografiche (e non mi riferisco ai film della Asylum...); quindi a fronte di determinati investimenti, deve esserci un adeguato ritorno economico, che viene coperto con queste transazioni; ora tutto sta a capire dove inizia la fregatura vera e dove, a mio avviso, siamo nel lecito.